Un fragile fiore

07 Gen

2019

Un fragile fiore

di Emma Vitali

Nel Messaggio di papa Francesco per la celebrazione della Giornata mondiale della pace 2019, dal titolo La buona politica è al servizio della pace troviamo le parole per costruire un programma annuale. È facile lamentarsi. Tutti notano la corruzione – nelle sue molteplici forme di appropriazione indebita dei beni pubblici o di strumentalizzazione delle persone –, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l’arricchimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza o col pretesto arbitrario della “ragion di Stato”, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia e il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della Terra, lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali in ragione del profitto immediato, il disprezzo di coloro che sono stati costretti all’esilio. Ma non tutti si rimboccano le maniche e iniziano un percorso virtuoso.

Dice il Papa: “La vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali”. Fiducia ci vuole. Altro che giustizialismo o sospetto reciproco. Fiducia. Un grande anticipo di fiducia per tutti. Per far rivivere le vite asfissiate dalla desolazione dei rapporti privi di nutrimento. Per dare luce e aria agli ambienti muffi e malsani. Fiducia.

Una grande forza d’animo non s’inventa all’improvviso; nasce da una perseverante vigilanza su di sé attraverso regole e piccoli passi. Per creare pace bisogna anzitutto essere in pace con sé stessi, rifiutando l’intransigenza, la collera e l’impazienza e, come consigliava San Francesco di Sales, esercitando “un po’ di dolcezza verso sé stessi”, per offrire “un po’ di dolcezza agli altri”. Allora si potrà essere in pace con l’altro e con il creato.

Il papa cita nel Messaggio le “beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyễn Vãn Thuận, che due giorni dopo essere stato nominato arcivescovo coadiutore di Saigon, fu arrestato dalla polizia. Trascorse tredici anni in prigione, di cui nove in isolamento. Non solo parole dunque, ma la sintesi di una vita.

“Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.

Beato il politico la cui persona rispecchia la credibilità.

Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.

Beato il politico che si mantiene fedelmente coerente.

Beato il politico che realizza l’unità.

Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale.

Beato il politico che sa ascoltare.

Beato il politico che non ha paura”.

Ricordiamo allora le parole di papa San Paolo VI: «Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità».

Liberi di scegliere.

Non ci sono scuse.

Buon 2019

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