Editoriale a cura di

Fratellanza umana

di Emma Vitali

Cattolici e islamici hanno dichiarato agli inizi di febbraio di quest’anno di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio.

Basterebbe da sola questa dichiarazione del documento Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune di Abu Dhabi per ringraziare Francesco per questi sei anni di pontificato.

“Il documento è stato preparato con grande riflessione e anche pregando. Sia da parte del Grande Imam con la sua equipe sia da me con la mia. Abbiamo pregato tanto per riuscire a fare questo documento, perché per me c’è un solo grande pericolo grande in questo momento: la distruzione, la guerra, l’odio tra noi”.

Ecco lo spirito di Francesco: prega, riflette, custodisce il creato. Ci aiuta a salvarci. Per radicare nella storia un Concilio ci vogliono 100 anni, siamo a metà strada: il Concilio Vaticano II porta ancora frutti, nonostante tutti gli auspici negativi di integralisti d’ogni provenienza. Come ha scritto Benedetto XVI, i documenti del Vaticano II che di fatto – pur nella loro brevità –  sono stati profiqui per la missione della Chiesa sono stati il Decreto Nostra Aetate sul rapporto tra la Chiesa e le altre religioni e il Decreto Dignitatis Humanae sulla libertà religiosa.

La novità del testo è bene espressa dal teologo Piero Coda: “La novità è quella che San Paolo VI sintetizzava nell’enciclica programmatica del suo pontificato, l’Ecclesiam suam, scrivendo che la missione della Chiesa, oggi, prende il nome di dialogo. Perché aprirsi all’altro, scoprire i valori di cui vive, camminare insieme e cooperare per la giustizia e per la pace significa testimoniare la pienezza di verità e di vita che, come cristiani, contempliamo e riceviamo da Gesù. Questo implica vivere la propria identità – direbbe Papa Francesco – nel “coraggio dell’alterità”. È la soglia che oggi ci è chiesto di attraversare. Solo così la fedeltà a Dio, in Gesù, si fa storia nuova, costruzione di una civiltà dell’alleanza che abbraccia nella pace e nello scambio dei doni la ricchezza delle differenze”.

Ecco perciò l’inizio del Documento che Al-Azhar – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente – e la Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente – hanno domandato di far diventare oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole, nelle università e negli istituti di educazione e di formazione, al fine di contribuire a creare nuove generazioni che portino il bene e la pace e difendano ovunque il diritto degli oppressi e degli ultimi.

“In nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carità e della pace.

In nome dell’innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chiunque ne salva una è come se avesse salvato l’umanità intera.

In nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.

In nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.

In nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.

In nome della»fratellanza umana «che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.

In nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.

In nome della libertà, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.

In nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperità e cardini della fede.

In nome di tutte le persone di buona volontà, presenti in ogni angolo della terra.

In nome di Dio e di tutto questo, Al-Azhar al-Sharif – con i musulmani d’Oriente e d’Occidente –, insieme alla Chiesa Cattolica – con i cattolici d’Oriente e d’Occidente –, dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio”.

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