Editoriale a cura di

Super

È morto Stan Lee, l’uomo che ha creato e disegnato i supereroi della Marvel. Niente di che, si potrebbe dire. E invece è stato un grande perché, non dimenticandosi dei loro superproblemi, ha portato le lotte universali ed epiche dei supereroi all’interno della sfera del combattimento spirituale, morale, interiore. Una lotta con sé stessi e all’interno della loro società.

Stan mi ha fatto riflettere sui grandi temi della vita e della morte con una semplicità disarmante, sin da quando ero piccolo. E ancora oggi, con qualche anno in più e tante esperienze mi emoziono, sorrido, mi entusiasmo leggendo le loro storie: X-Men, I fantastici quattro, Thor, Gamora, Hulk, Bucky Barnes, Capitan America, Devil, Dottor Strange, Nick Fury, Iron Man, Marvel Girl, Occhio di Falco, Pantera Nera, Wasp, Punitore, Spiderman, Natasha Romanoff…

In suo onore ecco un suo breve scritto del 1968, tratto da una colonna dalla rubrica mensile “Stan’s Soapbox” (tenuta ininterrottamente dal 1965 al 2001, in Marvel Comics), nell’anno delle uccisioni dei Kennedy e di Martin Luther King:

“Mettiamolo in evidenza. Il bigottismo e il razzismo sono tra i mali sociali più letali che affliggono il mondo oggi. Ma, a differenza di una squadra di super-cattivi in ​​costume, non possono essere fermati con un pugno nello snoot o uno zap da una pistola a raggi. L’unico modo per distruggerli è portarli alla luce e rivelarli per i mali insidiosi che sono veramente. Il bigotto è un odiatore irragionevole, uno che odia ciecamente, fanaticamente, indiscriminatamente. Se il suo rammarico è di uomini neri, odia tutti gli uomini di colore. Se una rossa una volta lo ha offeso, odia tutte le teste rosse. Se qualche straniero lo ha picchiato a un lavoro, è giù a tutti gli stranieri. Odia le persone che non ha mai visto, persone che non ha mai conosciuto; con uguale intensità, con uguale veleno. Ora, non diciamo che è irragionevole per un essere umano infastidire un altro. Ma, anche se si ha il diritto di detestare un altro individuo, è totalmente irrazionale, insensatamente pazzo condannare un’intera razza, disprezzare un’intera nazione, denigrare un’intera religione. Prima o poi, dobbiamo imparare a giudicarci l’un l’altro per i nostri meriti. Prima o poi, se l’uomo sarà mai degno del suo destino, dobbiamo riempire i nostri cuori di tolleranza. Perché allora, e solo allora, saremo veramente degni del concetto che l’uomo sia stato creato a immagine di Dio; un Dio che chiama tutti noi, i Suoi figli.

Pax et Justitia,

Stan”.

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