A proposito di molestie sessuali

04 Nov

2017

A proposito di molestie sessuali

Matteo Bordone, su il Post, ha dato voce pochi giorni fa a un mio dubbio a proposito della recente tempesta scatenata dalle rivelazioni di molestie sessuali degli ultimi decenni: negli Stati Uniti, nel Regno Unito e ora anche da noi. Ecco perché nelle mie considerazioni voglio partire da una citazione del suo bellissimo articolo:

“Anche se le sopracciglia si alzano e gli angoli della bocca puntano al pavimento, le distinzioni sono fondamentali. È vero che vengono prima le vittime, è vero che ognuno ha i traumi che ha, ma è anche vero che esiste la sostanza dei fatti. Quando qualcuno commette un omicidio, ci chiediamo con puntiglio se sia stato un incidente assoluto, un incidente causato dalla scarsa previdenza, un errore manifesto, un gesto violento finito male, un piano ben congegnato. È normale e giusto che lo si faccia per qualsiasi reato e qualsiasi contesto, per quanto sia arduo e doloroso. Ed è assurdo che, mentre i tribunali hanno questa cura minuziosa, noi che osserviamo il mondo diventiamo giustizialisti e colpevolisti, ci sentiamo più a nostro agio se leviamo di torno i dubbi, quando non ci abbronziamo alla luce del nostro rigore morale”.

Sì, mi sembra un buon punto di inizio: se nemmeno l’omicidio (l’omicidio!) può essere messo in una solo calderone con sopra scritto “omicidio”, da buttare tutto nella valle più profonda e oscura, cosa diremo della molestia (molestia) sessuale?

Ed ecco un altro punto. Venticinqe anni fa, che ci crediate o no, io fui oggetto di una molestia sessuale da parte di una donna. Non sto denunciando, come fanno certi moralisti pseudo-cattolici, il fatto che la donna in questione fosse vestita in modo provocante, così da provocare, appunto, la mia sensibilità e la mia debolezza: sto proprio parlando di espliciti gesti, di un contatto fisico imbarazzante e per me sconcertante.

La donna in questione, di cui non rivelerò mai il nome nemmeno sotto tortura (e poi spiegherò il perché), era una bellissima ragazza. Mi piaceva. Ma non per questo l’avevo mai apostrofata con parole improprie né tantomeno l’avevo sfiorata con un dito: giusto uno sguardo in più o uno sguardo più lungo, di quel centesimo di secondo che fa la differenza, al suo corpo snello, sano e affascinante.

Da uomo, da cristiano, e da teologo, rifletto da tanto tempo sul fatto che di solito il peccato è più veloce di noi: quando ci mettiamo a combatterlo, lui ha già fatto un po’ di strada dentro di noi. Gesù lo sa e perché non disperiamo ci dice che lo sa: “chi guarda una donna e la desidera – cito a memoria – ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”.

Ripeto che Gesù ce lo dice non per mostrarci che la lotta contro il male è durissima, ma per ricordarci che la misericordia di Dio nei nostri confronti è grande perché è motivata.

Comunque: la ragazza in questione mi molestò, cioè mi toccò per eccitarmi e mi fece intendere che avrebbe voluto avere un rapporto sessuale con me. Oggi la ricordo con simpatia e affetto: non accadde nulla, perché io avevo un po’ di senso morale, ma soprattutto avevo il senso del ridicolo (non mi sono mai sentito un campione di bellezza) e un po’ di senso di prudenza. In più, ero innamorato e prossimo al matrimonio, con la mia dolce e speciale moglie che mi è tuttora al fianco.

Non ho un ricordo sgradevole, né volontà di rivalsa, perché anni dopo io e la ragazza ci incontrammo di nuovo e riuscimmo a farci sia una risata sopra, sia una seria chiacchierata in cui lei mi parlò della sua infelicità affettiva, che l’ha tormentata e la tormenta (ormai) da tutta la vita.

Non l’ho “tradita”, cioè consegnata a nessun pettegolezzo, perché pensavo già allora e penso ancora che cercasse amore. Nel modo più sbagliato, certo. Perché da uomo, da cristiano, e da teologo, so che la via lungo la quale cerchiamo la felicità con il peccato è la stessa per cui troveremo la felicità per dono di Dio. Nessuno, infatti, pecca, se non perché cerca (disperatamente, in questo caso) un bene più grande.

Infine, da uomo ecc., credo nel perdono, nella crescita delle persone, nel valore delle scelte che contrastano anche il male che abbiamo compiuto davvero. Credo nell’uomo figlio di Dio, sempre.

E credo nell’amore e rispetto ogni sete d’amore, persino la più perversa. Perché so dove porta, perché so dove vorrebbe andare.

 

 

 

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